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Cosa rende Pippi Calzelunghe, personaggio inventato dalla scrittrice svedese Astrid Lindgren, eroina di tante generazioni di bambini, così amata e popolare?

Innanzitutto l'uso degli archetipi.

Pippi è archetipo del Mago, in quanto con la sua forza iperbolica, la sua immensa ricchezza, la sua capacità di vivere da sola nonostante la giovanissima età, è in grado di cambiare la realtà circostante, la vita sua e di chi vive con lei le sue avventure. Ha bisogno della fiducia dei suoi amici Annika e Tommy, detesta la superficialità Ricerca in sé e negli altri la completezza, l’accostamento degli opposti, la pienezza della condivisione. Vuole ottenere per sé e per gli altri la gioia.



Oltre a ciò è anche archetipo dell' Innocente, nel pieno della propria realizzazione, non ha quindi alcuna meta ulteriore da raggiungere. Potrebbe tendere solo alla caduta e teme quindi la perdita di tale stato di benessere, la perdita del Paradiso.



È archetipo del Viandante, quando va in giro per il mondo con Tommy e Annika a caccia di avventure: desidera per sé l’autonomia più di ogni altra cosa, la libertà è come l’aria che respira. Il compito che si pone nella vita è relativo alla formazione della sua identità e quindi all'affermazione delle sue idee. Teme la routine, l’obbedienza alle regole imposte da altri.

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È archetipo poi dell'Orfano, in quanto priva della mamma, morta, e del padre, che vive lontano da lei, sui mari a fare il capo dei pirati e poi il re di un'isola. Lei spesso va in cerca della compagnia paterna, spesso per aiutarlo, ed è quindi alla ricerca continua della sicurezza, del bene perduto.



È alla continua ricerca della bontà, di un mondo giusto, di condivisione. Per ottenerlo è disposta anche al sacrificio personale, ha notevole capacità di rinuncia. Quindi è anche archetipo del Martire.

Infine, sente di dover combattere, gli adulti che non la capiscono, i "cattivi" che vogliono rubarle il suo oro, e per farlo utilizza la sua forza sovrumana e la sua furbizia. È piena di coraggio e disprezza la debolezza. Quindi è anche il Guerriero.



L'uso di tali archetipi, che si condensano nel medesimo personaggio, ne aumenta in modo esponenziale l'efficacia comunicativa, permettendo ai giovani lettori di immedesimarsi in uno o in un altro dei tratti archetipici che lei rappresenta, quello o quelli più consoni al proprio modo di essere.

È quindi un artificio letterario estremamente utile nella creazione di personaggi immortali, come la nostra bizzarra e favolosa Pippi.







Si tratta dell'ultimo romanzo di Pirandello, pubblicato nel 1926, dopo quasi vent'anni di gestazione.

Il titolo del romanzo è metaforico della vicenda universale narrata da Vitangelo Moscarda, protagonista, uomo ordinario che si interroga sulla sua vita e sull'impossibilità di esprimersi, di essere conoscibile agli altri.



Lo scopo del romanzo è dimostrare che l'Uomo non è Uno, e che la realtà non è oggettiva.

Vitangelo vuole  cercare di distuggere le centomila concezioni che gli altri hanno di lui, facendo capire chi si sente veramente, come egli si considera, ma viene preso per pazzo dalla gente, che non vuole accettare che il mondo sia diverso da come essa lo immagina.



E' il romanzo della semiosi illimitata, come teorizzato da Umberto Eco, la narrazione di un mondo in cui è impossibile comunicare, in quanto, in un processo di costruzione di significato, operato in collaborazione da emittente e da destinatari, ognuno inserisce nel contenitore "testo comunicativo" il senso che preferisce, non quello che effettivamente l'emittente intende comunicare attraverso quel testo.

In pratica, uno sfasamento tra significato e significante, che implica la creazione di un significante assoluto, sciolto da ogni vincolo, poliedrico ma incapace di comunicare, di inviare un messaggio univoco.

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Così come affermava Gorgia, antico filosofo greco, "la realtà non esiste; se esistesse non sarebbe conoscibile; se fosse conoscibile non sarebbe comunicabile".

Vitangelo Moscarda  capisce che le persone sono "schiave" dell'idea che gli altri hanno di loro e pure della propria. Il fatto che la gente lo creda pazzo è per lui la dimostrazione che non è possibile distruggere le centomila immagini, a lui estranee, che gli altri hanno di lui.

Vitangelo Moscarda, nell'interpretazione di Enrico Lo Verso
Con il rifiuto del proprio nome, vissuto come una falsità, come il tentativo di imprigionare in un suono il continuo e incessante fluire della vita, delle emozioni, delle sensazioni, dei pensieri, come se fosse un'epigrafe mortuaria, il romanzo raggiunge il suo sovrascopo: dimostrare che il rifiuto totale della persona comporta la frantumazione dell'io, perché esso si dissolve completamente nella natura.

Si passa così dalla visione antitetica NOME/VITA e quella che comprende che il nome è un modo, sia pur imperfetto, di contenere psichicamente le CENTOMILA mutevoli e caleidoscopiche inclinazioni umane in un UNO organizzato e coerente, senza il quale si raggiunge solo la morte di qualcuno che è divenuto paradossalmente NESSUNO.


Chi non ricorda Beatrice, Francesca, Costanza D'altavilla della Divina Commedia, Lucia, Agnese, la monaca di Monza dei Promessi Sposi, Silvia di Leopardi, Angelica del Gattopardo, e innumerevoli schiere di eroine letterarie che vivono, trepidano e talvolta muoiono nei classici e nonostante ciò, o meglio, per tale causa, rimangono immortali?

Icone di donne belle, dolci o forti, non scadono mai nello stereotipo, ma di tali concetti sono anzi archetipo, quando ben realizzate dall'autore.

Tali creazioni letterarie impersonano l'Archetipo del Mago, spessissimo dell'Orfano, del Viandante o del Guerriero, molto meno spesso dell'Innocente.

Gabrina, simbolo della perfidia, icona di megera, archetipo del mago

Sono simboli universali di virtù o vizi: Lucia del fiducioso abbandono nella Provvidenza, la monaca dell'ingiustizia, Silvia della giovinezza sfiorita troppo presto, tutte del "genio femminile", di un modo differente di porsi dinanzi alle vicissitudini dell'esistenza, ognuna con il proprio talento, con le proprie umanissime reazioni, con i propri sogni, speranze e paure.

Cecilia, simbolo della menzogna, archetipo dell'Orfano

Questi magnifici personaggi divengono sineddoche dell'intero genere femminile, delle sue contraddizioni, debolezze e sopratutto della sua operosità, forza, energia, dello sguardo che può cambiare il mondo, può cambiare con una carezza o una parola l'esistenza di chi vive loro accanto.

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Così alla perfidia di Gabrina dell'Orlando Furioso, si contrappone la bontà angelica di Mena Malavoglia del Verga, dalla forza di carattere di Mirandolina di Goldoni, si passa alla fragilità di Rosetta di Cesare Pavese; dalla allegra spensieratezza di Angiolina di Senilità di Svevo si va alla tristezza di Anna di Carlo Cassola; alla menzogna di Cecilia della Noia di Moravia si contrappone la lealtà di Isabella di Lodovico Ariosto e così via, in un crescendo di emozioni che costruisce uno spartito percettivo e letterario squisitamente femminile, dolcemente forte, indistruttibilmente fragile, delicatamente solidissimo, con un ossimoro che esprime la grandezza letteraria delle nostre eroine.



Ars Europa Academy è orgogliosa di presentare il nuovissimo videocorso di Fashion Semiology, in italiano, tenuto da Cinzia Ligas, una delle maggiori esperte di Fashion e Luxury Communication e Marketing, docente di Fashion Semiology nelle più importanti università private di Parigi quali l'International Fashion Academy (IFA), l'Istituto Marangoni, l'école supérieure de communication et publicité (ISCOM), l'Institut d’Études Supérieures des Arts (IESA), The Paris School of Business (PSB), lo IESEG e svariate altre in Italia.

La docente è una rinomata professionista e curatrice, tra l'altro, delle serie video "I simboli nell'arte"; "Nel segno del Cinema" e "Fashion and Arts"

E' un'occasione straordinaria per quanti desiderano intraprendere la professione del fashion designer o aggiornare le proprie competenze ma non hanno occasione di frequentare uno degli istituti in cui la docente insegna o preferiscono seguire il corso in italiano.



Il videocorso ha lo scopo di far comprendere come usare il linguaggio segreto degli oggetti di lusso, degli abiti e degli accessori di moda, che è composto da forme, simboli, icone, tessuti, materiali e colori e che ha effetti inconsci sulla percezione, sull’atteggiamento e sul desiderio di acquisto del target.

Per maggiori informazioni sul videocorso e sulla docente e le sue pubblicazioni:

http://www.arseuropa.org/academy/it/prodotto/videocorso-di-fashion-semiology/

Il videocorso sarà ricco di case histories con spiegazioni e analisi. Sono previste esercitazioni e un test finale. A ciascun iscritto sarà inviato l'ebook in pdf (in italiano e inglese) Fashion Semiology e materiale del corso.

Qui è consultabile una demo della prima lezione del videocorso, per comprenderne le modalità e l'organizzazione.




Per maggiori informazioni o per acquistare il videocorso inviare una mail a informa@arseuropa.org


Drammatico e attuale il più conosciuto romanzo dello scrittore boemo Franz Kafka,  pubblicato per la prima volta nel 1915 dal suo editore Kurt Wolff a Lipsia.

La storia narra della trasformazione da individuo libero a insetto ripugnante, da membro attivo della società a peso insostenibile per la stessa famiglia.

L'autore con la copertina originale del romanzo


Tutto il romanzo è permeato dal continuo senso dell'ambiguità, dallo spiazzamento, dalla continua ricerca dell'allegoria e della metafora usate in tutta la loro enigmaticità e ambivalenza e dalla mutazione dei comportamenti dei familiari.

Infatti, sin quando Gregor lavora e sostiene la famiglia viene trattato con rispetto ma quando diventa un peso, viene disprezzato e i genitori e la sorella si sentono sollevati della sua morte.

La storia è allegoria dell'alienazione e spersonalizzazione dell'individuo che la società impone; Gregor Samsa è icona dell'individuo medio, senza particolari ambizioni, sogni o mete da raggiungere, che vive sommessamente la sua grigia esistenza.

Con la metamorfosi Gregor raggiunge la similitudine dentro/fuori

Tale condizione (sub)umana lo trasforma dentro, innanzitutto e nella vicenda fantastica, anche fuori, in modo che il contenuto e la forma del suo essere siano coerenti, in una perfetta similitudine dentro/fuori.

L'influsso perverso della società trasforma però non solo il giovane e sfortunato commesso viaggiatore, ma gli stessi rapporti affettivi, la relazione familiare. Vali e sei degno d'amore sino a quando non sei di peso.

Il romanzo diviene metafora della vita umana che viene valutata solo in misura della sua produttività, efficienza fisica e mentale, gradevolezza.

Si è degni di esistere non in quanto vivi, ma in quanto socialmente accettabili.

Il rapido e inesorabile climax dei rapporti familiari

Si passa quindi dalla raccapricciante trasformazione fisica di Gregor, che è immediata, a quella molto più agghiacciante dei rapporti di sentimento genitoriale e fraterno, che in un climax ascendente di disaffezione, ripugnanza, vergogna e infine indifferenza permettono e anzi implicitamente sollecitano la morte del giovane diventato insetto.

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Il capolavoro allude a una grande opera del passato, le Metamorfosi di Ovidio, ma rispetto a quelle rivela un senso di angoscia latente per il futuro e la consapevolezza che le più radicali metamorfosi non sono quelle fisiche, ma quelle spirituali.




I minions sono dei piccoli strani esseri. Il loro nome in inglese sta per "galoppino" ma anche per "lacché",

All'aspetto sono gialli, piccoli, con il corpo ovale, pelati o con un ciuffetto di capelli in cima alla testa, hanno uno o due occhi e braccia e gambe sottili.



Sono alla ricerca perpetua di un padrone molto cattivo che li possa guidare e proteggere.

I piccoli minions sono l'icona caricaturale dell'uomo comune, debole, bonaccione, spaventato dall'ambiente circostante minaccioso e alla ricerca del "capo", dell'uomo "forte" che sia in grado di tutelare la sua esistenza e i suoi interesse, anche a costo della perfetta obbedienza  e dedizione.

Il loro aspetto standard, con pochissime varianti, contribuisce a sottolineare la loro connotazione di individui mediocri, con poche eccezioni che si fanno notare, come Kevin, Bob e Stuart.



I codici del loro abbigliamento, occhialoni, guanti e salopette, ricordano l'uniforme da operai e danno loro la connotazione di perpetua attività.

I codici mimetici e gestuali sono indice della loro non brillantissima intelligenza e della loro indole pacifica e giocherellona.



Pur essendo dolci, teneri e non aggressivi, non sono innocui. Infatti la loro sbadataggine e la scarsa intelligenza può comportare serie conseguenze a causa delle loro azioni improvvise e prive di previsione dei rischi.

Parlano una sorta di esperanto, un grammelot nato per accumulazione di termini della lingua spagnola, italiana, inglese o francese.

Il doppiatore per tutti i minions è sempre Pierre Coffin.  Particolarità del doppiaggio, è che non necessita di rimodellamento per la traduzione nelle diverse lingue. Per ogni paese la voce di Pierre non riceve alcuna traduzione o modifica, Italia compresa.



Tale caratteristica aumenta la connotazione di universalità del carattere minion, che non è peculiare di una data cultura o nazione, ma è tipico dell'Umanità stessa, o almeno di una parte di essa.


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Nel modello attanziale i minion appartengono al ruolo dell'aiutante (anche se spesso, inconsapevolmente si ritrovano in quello dell'opponente);

Impersonano l'archetipo dell'innocente del viandante e quindi la loro funzione comunicativa più usata è quella poetica, oltre a quella fàtica.


L'esagono semiotico, teorizzato da Ligas, è la rappresentazione grafica dei rapporti che intercorrono fra archetipi e funzioni comunicative, sottolineando le dinamiche di analogia e antitesi fra essi e l'intensità ed efficacia di ciascun personaggio nell'ambito del testo narrativo.

Tale intensità è determinata da quanti differenti archetipi riesce a impersonare ciascun personaggio e quindi quale gamma di funzioni comunicative esso può mettere in moto nel testo.

Per ciascun archetipo vi è una funzione comunicativa prevalente (il Mago usa sopratutto la funzione metalinguistica, con l'uso di formule magiche o chimiche, o con la conoscenza di codici e simbologia; il guerriero è volitivo e usa specialmente la funzione conativa; il viandante ama entrare in contatto o farsi notare e usa frequentemente la funzione fàtica e così via).



L'esagono si divide in due parti, superiore e inferiore, legate tra loro da un rapporto antitetico relativo all'attitudine attiva o passiva dei protagonisti posti in ciascun settore, in relazione alle vicende del testo che influiscono o influirebbero sulla propria esistenza.



I settori superiori e inferiori sono a loro volta, rispettivamente, legati da dinamiche di analogia, per le medesime ragioni.



Di seguito la rappresentazione animata dell'esagono semiotico di un altro personaggio, Harry Potter, e dei coprotagonisti della saga.





A proposito di tale personaggio, appare chiaro che egli impersona tutti e sei gli archetipi, assumendo così la valenza di archetipo completo, mentre i coprotagonisti non riescono a percorre tutta la scala delle funzioni comunicative.

Tale grafico è integrabile con  il semiogramma di Crepaldi, che è la rappresentazione grafica della scala emotiva che ciascun personaggio di un testo narrativo è in grado di rappresentare ed evocare nel pubblico.



E' composto da uno spartito che rappresenta le sei emozioni primarie e da simboli grafici dei personaggi in esame.

Il personaggio sarà tanto più coinvolgente e incisivo nell'ambito dell'azione quanto più saprà esprimere e quindi evocare nel pubblico differenti emozioni, in una gamma armoniosa.



Risulterà invece più emotivamente monocorde e meno coinvolgente quando il grafico mostrerà una univocità emotiva o la percorrenza di una gamma limitata di emozioni.

Qui l'animazione del semiogramma dell'opera teatrale Otello di Shakespeare, con le variazioni dello spartito emotivo che i personaggi evocano nel pubblico.







Tutta la comunicazione umana, che utilizza i segni come elementi base per creare testi da inviare in messaggi il più possibile coerenti, si basa, in profondità, su quella che possiamo definire "la sfera subliminale".

In pratica, tutta la nostra comunicazione, quindi anche quella visiva, si basa su presupposizioni, su conoscenze che l'emittente dà per scontate nel ricevente, su implicazioni, concetti per così dire contenuti in altri concetti, connotazioni, ovvero sfumature di significato che si possono generare con sinonimi, con toni di voce, codici mimetici e via dicendo e inferenze, ovvero conoscenze generate da altre conoscenze.

"Un bicchiere d'acqua" esempio classico di presupposizione

Per esempio nella frase "Ho preso un bicchiere d'acqua per il mio bimbo in un bar di Jakarta, dove ho trascorso il ponte dell'Immacolata con mia suocera. Non ero mai stata nella capitale dell' Indonesia", abbiamo:
  • due presupposizioni ( un bicchiere d'acqua, che, si dà per scontato, è fatto di vetro o cristallo o plastica e riempito d'acqua. Non è necessario definire questo concetto. Nessuno scriverebbe mai "ho dato un bicchiere di vetro pieno d'acqua", quindi omette delle parti; il ponte dell'Immacolata che non è una costruzione ma il periodo dell'anno a ridosso della festa di Maria, madre di Gesù Cristo, l'8 dicembre), 
  • una implicazione (se c'è mia suocera significa che sono o sono stata sposata), 
  • una connotazione (il mio "bimbo" ha una sfumatura  affettiva, esprime amore e tenerezza per un figlio in età infantile, presumibilmente)  
  • due inferenze ( se prima di leggere la frase non sapevo dove stava Jakarta, ora so che si trova in Indonesia e che ne è la capitale. Lo inferisco dalle due frasi, dai due concetti posti vicino, senza legame subordinato che però accostati, generano in me una terza conoscenza.)
In questa "sfera subliminale" le presupposizioni sono il nucleo, il perno attorno cui ruota tutta la nostra comunicazione, vi sono poi, più esterne, le implicazioni, seguite da connotazioni e infine da inferenze.

La sfera subliminale di Ligas

Quindi, quando inviamo un messaggio, in realtà stiamo facendo agire, in modo subliminale e inconscio, tutta una serie di leve percettive, cognitive, di memoria e di aspettative nel nostro destinatario, senza le quali ogni tipo di comunicazione sarebbe nulla, avremmo solo semiosi illimitata ed entropia, ovvero perdita sostanziale del senso trasmesso.

Tutto ciò, partendo dal presupposto (ancora una volta) che ogni qualvolta comunichiamo, stiamo costruendo un testo insieme alla cooperazione del nostro ricevente, che non è una marionetta o un sacco da riempire di informazioni e dati, ma un coautore del messaggio che intendiamo fargli pervenire.

Umberto Eco e il concetto della cooperazione testuale

Come ci ricorda Eco il testo è una macchina pigra che necessita di un fiero lavoro comunicativo da entrambe le parti, per poter funzionare.

Ecco quindi perchè lo sguardo del destinatario non è mai vergine, tranne nella primissima infanzia, ma non potrebbe che essere così per potergli inviare messaggi. Però il non essere vergine non significa che lo sguardo non possa essere innocente e cogliere il messaggio nascosto fra forme e colori, parole e suoni, codici e segni.

Il vero problema, che mai come oggi si è posto all'Uomo occidentale, è la non condivisione delle medesime presupposizioni. Da qui nasce il vero dramma dell'incomunicabilità.

Background culturale, esperienze, aspettative erodono talvolta il flusso comunicativo (LOVE, opera di Alexander Milov)

Quando un termine perde di senso, quando vi è uno scollamento fra significato e significante e i simboli non sono più convenzioni universalmente accettate nella medesima cultura, su quali presupposti può generarsi e basarsi una sana comunicazione?

Se il medesimo termine o la stessa immagine appare referenziale e descrittivo per alcuni ma viene percepito come offensivo da altri, quale sfera subliminale può essere utilizzata? Su quali presupposizioni basarsi?

Il termine "negro" oggi percepito con accezione fortemente negativa e lesiva della dignità umana, un tempo non molto lontano si trovava sui libri di scuola per descrivere, senza un filo di volontà offensiva, persone di ascendenza africana con la pelle scura, con lo stesso valore referenziale che oggi si darebbe al termine "caucasico", che non è percepito, al momento, con accezioni negative o offensive, diversamente da "negroide" e "mongoloide" che pure sarebbero termini scientifici, descrittivi e referenziali.

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Molti termini che sino a venti anni fa erano considerati fortemente volgari ed epiteti lesivi della dignità di una persona, ora vengono comunemente usati nel linguaggio comune, "sdoganati" anche nell'utilizzo in televisione, in luoghi pubblici e non, anche se creano un certo disorientamento e fastidio a fasce della popolazione, specialmente fra gli over 50, che continuano a percepirli come espressioni triviali e li considerano indice di imbarbarimento della società.

Parole come "matrimonio", "padre e madre", "maschio", "femmina", "uomo", "donna", "sesso", "genere", "razza", "libertà", "vita", "morte", "diritto", "marito", "moglie", "amore", sono nella nostra società in una fase di metamorfosi, in cui il significante e il significato stanno perdendo il solido legame avuto in millenni di civiltà. Ovviamente se a un termine non corrisponde più lo stesso concetto per tutti, saltano le presupposizioni che ci permettono di intenderci.

Il fraintendimento crea dissonanza cognitiva, genera emozioni negative, produce entropia dei dati e fa sorgere conflitti su argomenti che un tempo avrebbero prodotto un banale trasferimento di un messaggio con funzione referenziale.


Significati, simbologia e codici nascosti nei film, nelle opere d'arte, nei capolavori della letteratura, nei fatti d'attualità e nell'advertising.

Nella quarta puntata parliamo di:

- Comunicazione: le figure retoriche
- Arte: L'isola dei morti di Boklin, metafora dell'inaccessibilità
- Cinema: Il settimo sigillo di Bergman, allegoria paradossale
- Letteratura: La capra di Saba, sineddoche del dolore universale




In questa pagina trovate tutte le puntate disponibili:
http://polisemantica.blogspot.fr/p/blog-page_15.html




Le opere d’arte sono una miniera inesauribile di simboli e significati che vanno oltre l'immediata fruizione estetica.

Ars Europa presenta la prima edizione della serie dedicata al mondo della pittura, dal Quattrocento al Manierismo, per apprendere il significato dei capolavori con l’ausilio della semiotica e dei suoi stratagemmi quali il modello attanziale, i quadrati semiotici, le categorie topologiche, eidetiche e cromatiche, le inquadrature, i simboli e i codici.

Le opere d’arte vengono quindi analizzate secondo un punto di vista molto particolare e avvincente.

Le opere in questa prima serie sono:

- Crocifissione di san Pietro di Caravaggio
- Conversione di san Paolo (Odescalchi) di Caravaggio
- Il Giardino delle delizie di Hieronymus Bosch
- Primavera di Sandro Botticelli
- Nascita di Venere di Sandro Botticelli
- Cristo in casa di Marta e Maria di Diego Velázquez
- Scuola di Atene di Raffaello Sanzio
- Resurrezione di Piero della Francesca
- Trionfo della Morte di Pieter Bruegel il Vecchio
- Trionfo della Virtù di Andrea Mantegna